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12. la fonte e le sostruzioni
Ci troviamo ora presso la fonte d’acqua, uno dei luoghi più suggestivi e antichi dell’intero complesso. Ascoltate con attenzione: prima ancora di vedere, è l’acqua a farsi sentire. Il suo scorrere regolare, che sgorga dal canale e si riversa nel sarcofago, riempie l’aria di un suono fresco e continuo, come un respiro antico che non ha mai smesso di pulsare. L’acqua proviene da una sorgente captata da condotti sotterranei di età tardoantica. Questi canaletti, nascosti nel terreno, raccolgono il flusso naturale e lo guidano con precisione verso due sarcofagi. Il primo è più semplice; il secondo, invece, è decorato con strigilature e databile al III secolo dopo Cristo: le sue scanalature sinuose sembrano seguire il movimento dell’acqua che scende e si adagia al loro interno. Dopo aver riempito queste vasche, l’acqua prosegue il suo percorso verso altre cisterne più a valle, in un viaggio silenzioso che da secoli disseta il paesaggio. Alzando lo sguardo sopra i sarcofagi, sulla sinistra, noterete tratti di muratura romana in opus incertum. Si tratta di muri di sostruzione, costruiti per sostenere il pendio. Non sappiamo se l’antico edificio romano sorgesse a monte del muro o più a valle, nel punto in cui si trova oggi la chiesa. Quel che è certo è che qui, tra pietra e acqua, convivono ancora le tracce di epoche diverse, come capitoli sovrapposti della stessa storia. E in questa storia l’acqua è il filo che tutto unisce. Ha alimentato l’edificio romano, ha accompagnato la nascita dell’abbazia medievale e continua a scorrere sotto il nome di San Giovanni Battista, il santo che nel segno dell’acqua annunciava purificazione e rinascita. Ascoltandola scendere nel sarcofago, è facile immaginare che questo luogo sia sempre stato percepito come speciale: una soglia tra natura e spiritualità, tra il fluire del tempo e la quiete della contemplazione.