Attraversati i ruderi degli ambienti di vita monastica, che si affacciano verso la valle con le loro finestre vuote aperte sulla vegetazione intorno, si giunge ai resti del chiostro.
Davanti a noi si aprono i ruderi dell’antico chiostro. Oggi l’intera struttura è ridotta a pochi segni, ma quei segni parlano ancora. L’unico elemento superstite è il basso muretto perimetrale, lo stesso che un tempo sorreggeva la fila regolare di doppie colonnine che definiva il portico. Immaginate quelle arcate leggere, i giochi di luce e ombra, il passo lento dei monaci che qui trovavano un luogo di silenzio, meditazione e preghiera. Il chiostro era il cuore intimo della vita monastica: un passaggio tra gli ambienti dell’abbazia, ma anche uno spazio di quiete e di contemplazione.
Osservando l’interno del perimetro si scorgono piccoli muretti più recenti, dall’aspetto irregolare. Sono i resti delle strutture costruite dai pastori tra il XVI e il XVII secolo, quando l’abbazia, non più abitata dai religiosi, venne utilizzata come rifugio rurale. Quei muretti servivano a creare recinti e ripari per le greggi. È una testimonianza preziosa di una fase diversa della storia del complesso: meno solenne, forse, ma altrettanto viva e concreta.
In questo luogo si conclude il nostro percorso tra le storie e le trasformazioni dell’abbazia dell’Argentella. Grazie per averci accompagnato fino a qui e per aver dedicato il vostro tempo a questi luoghi ricchi di memoria. Speriamo che la visita vi abbia regalato curiosità, emozioni e un nuovo sguardo su questo angolo di paesaggio. Vi auguriamo una buona giornata e a presto!
