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6. la cripta
Al di sotto del presbiterio si trova la cripta. Sulla parete di fronte l’unica finestra, si apre un piccolo riquadro nella muratura: è quanto rimane di un’apertura attraverso la quale, presumibilmente, i fedeli e i monaci potevano venerare o un corpo santo o altre reliquie. Le fonti purtroppo tacciono al riguardo. Solamente uno scavo archeologico potrà gettare nuova luce su questo ambiente e sulla sua funzione. Con l’abbandono dell’abbazia da parte dei monaci il sistema idraulico di captazione esterno, che convogliava l’acqua della sorgente fino alla valle, si deteriorò e l’acqua iniziò ben presto a risalire nella cripta, arrivando perfino ad allagarla. Osservando le pareti è ancora visibile il segno del livello dell’acqua che ristagnava all’interno. Tale situazione venne risolta solamente negli anni Settanta del secolo scorso, quando nuovi lavori liberarono la chiesa dal problema delle infiltrazioni. Fino a cinquant’anni fa vi era la tradizione di recarsi all’Argentella, il 24 giugno, giorno in cui si celebra la nascita di san Giovanni Battista, e immergersi nell’acqua della cripta. Tale rito era un forte richiamo all’opera del precursore che battezzava nel fiume Giordano: l’immersione nella cripta diveniva un segno di purificazione e di rinnovamento spirituale profondo, riprendendo il gesto del battesimo, in linea con la missione del Battista di preparare continuamente gli uomini alla venuta di Cristo. Nel capitolo terzo di Matteo leggiamo: «In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!”. Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati». Il rito dell’Argentella oltre a essere un momento di purificazione individuale, era anche un atto collettivo che rinforzava la fede e l’unione della comunità che trascorreva una giornata particolare tra musica e cibo. In questo contesto, l’acqua non era solo un elemento naturale, ma il simbolo della grazia divina che purifica e rigenera. Torniamo ora nella navata sinistra.