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8. la pergola di Centurius
Ci troviamo di fronte alla pergola marmorea cosiddetta di Centurius, unico elemento all’interno dell’abbazia databile con certezza: infatti nell’iscrizione che corre lungo l’architrave si può leggere la data 1170. Fu commissionata da un presbitero al maestro Centurio per la remissione dei suoi peccati e di quelli dei genitori. Aveva lo scopo di dividere la cappella della Madonna dal resto della navata laterale. Fu realizzata utilizzando numerosi elementi di spolio di epoca romana: la base della prima colonnina di sinistra mostra un frammento d’iscrizione montata al rovescio su cui si leggono le lettere rimanenti che formavano le parole LEGATO VESPASIANI. Si trattava di una lastra funebre di un liberto dell’imperatore, databile al I secolo dopo Cristo. Anche i pilastrini scanalati sono di reimpiego così come la decorazione delle lastre delle transenne è realizzata in opus sèctile con coppie di tessere marmoree, di serpentino verde e porfido rosso, semicircolari contrapposte su assi perpendicolari. Il cancello è decorato anche da una fascia sporgente ingentilita da una treccia con fiori stellati. Questi motivi decorativi sono assai diffusi nell’arte cosmatesca e si ritrovano in numerose chiese romane. Sopra le lastre si innalzano quattro colonnine con altrettanti capitelli abbelliti da foglie d’acanto trilobate che sorreggono l’architrave lungo il quale corrono due file di foglie d’acanto e l’iscrizione. Le due icone risalgono agli anni ‘70 del secolo scorso, testimonianze della presenza della fraternità ecumenica dei santi Nicola e Sergio che dagli anni 50 al 2020 ha abitato l’Argentella. Raffigurano Maria la Panàghia Pànton èlpis, la Madre di Speranza, e il Cristo Pantocrator, l’onnipotente. Ritorniamo nella navata centrale e saliamo i gradini del presbiterio, per posizionarci vicino l’altare.