Situato al centro del presbiterio, a coronamento dell’altare in muratura, si innalza il ciborio. Si tratta di un manufatto di straordinaria preziosità e fragilità: è infatti interamente realizzato in stucco su un’anima di canne di fiume.
La struttura superiore poggia su quattro fusti in marmo di riuso provenienti da un edificio di epoca romana. Probabilmente porzioni di un architrave sbozzate per renderle cilindriche. Una di esse, quella posteriore destra, presenta ancora parte dell’iscrizione che correva lungo tutto il fregio. Vi si può leggere il nome abbreviato Titus Iunius.
Su questi fusti poggiano i quattro capitelli in stucco, decorati con cinque grandi foglie per lato. Al di sopra dei capitelli si impostano grandi archi, con ghiere in rilievo rispetto alle quattro facce e alla copertura. Le facce sono ornate da un nastro che forma diversi intrecci a rete su tutta la superficie, dal disegno continuo e omogeneo, mentre sulla ghiera dell’arco presentano una trama intrecciata di nodi multipli. Le lastre sono ancora unite da perni in legno, in alcuni punti ancora ben visibili. Osservando all’interno, è possibile vedere al di sotto di una caduta dello stucco, l’anima realizzata con canne di fiume.
Ancora aperta è la questione inerente la datazione: alcuni studiosi lo collocano nel decimo secolo, altri invece spostano la data di realizzazione in avanti di un secolo, sulla base di un confronto stilistico tra questi capitelli e quelli della chiesa abbaziale di Saint-Benoit-sur Loire nel Berry.
Fu realizzato da maestranze a conoscenza delle più aggiornate tendenze artistiche di quel periodo nelle regioni transalpine e proprio per il suo alto valore artistico venne ricollocato nella chiesa romanica del XII secolo.
Spostiamo ora lo sguardo verso la parete di fondo, nella parte destra del presbiterio, dove si può ammirare l’elegante armarium, ossia l’edicola a forma di tempietto. È formato da due colonnine tortili, con capitelli corinzi semplificati, che sorreggono la copertura a due spioventi. Sul fronte uno stemma con sei fiammelle. Alla base si possono ammirare delle cornici di reimpiego. È datato al XIV secolo e al suo interno vi si custodiva l’Eucaristia. Nella parte opposta, invece, si ammira un’elegante mensa realizzata con materiali di riuso. Tra questi si riconosce un pilastrino decorato con nastri intrecciati che reggeva una transenna del coro di epoca carolingia.
