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la storia
Benvenuti nell’abbazia di san Giovanni in Argentella, luogo di profonda quiete e stratificazione storica. L’Abbazia non è solo un gioiello dell'architettura romanica, ma un vero e proprio palinsesto di pietra che racconta oltre duemila anni di storia. La chiesa sorge, infatti, sui resti di un edificio d’epoca romana risalente al II secolo a.C., edificato in prossimità di una sorgente: si potrebbe trattare di una villa rustica oppure di un tempio legato al culto dell’acqua. Il toponimo stesso “Argentella” sembrerebbe derivi dai rigagnoli d’acqua che scorrendo lungo la valle riflettevano la luce del sole e apparivano come lastre d’argento. Su tale edificio venne innalzato un primitivo oratorio, oggi non più visibile, risalente al VI-VIII secolo, dedicato a San Giovanni Battista durante il dominio dei Longobardi e abitato fin da subito dai benedettini. In epoca carolingia subì un primo ampliamento di cui restano pochissime tracce. Nel corso del XII secolo sul primitivo oratorio venne costruita l’attuale chiesa romanica a tre navate con terminazioni absidali. Questo fu il periodo di massimo splendore per l’abbazia che coincise con la restituzione ai monaci, nel 1111, di vasti possedimenti da parte del conte Ottaviano, signore di Palombara, della famiglia dei Crescenzi che nel corso di più di un secolo si erano impossessati di numerose proprietà dell’abbazia. Ciò fu possibile a seguito dell’intervento di Papa Pasquale II, determinato a ristabilire i diritti della Sede Apostolica sul Patrimonio di San Pietro, permettendo così ai monaci di ricostituire un vasto patrimonio tra la diocesi sabina e quella di Tivoli. Riacquisite le proprietà, seguì un periodo di prosperità economica: si iniziò l’ampliamento della chiesa e del monastero. Il cardinale Jacopo Savelli, futuro papa Onorio IV, nel 1286 affidò il monastero ai guglielmiti che intrapresero una serie di lavori che ne modificarono profondamente l’aspetto ma nel 1445 anche questi monaci abbandonarono l’abbazia da allora affidata ad abati commendatari. Ciò segnò il suo progressivo e inesorabile declino. Nei secoli successivi venne abitata solamente da qualche eremita e dai pastori della zona. Fu solamente per interessamento del pittore bolognese Enea Monti che sul finire del XIX secolo l’abbazia tornò al centro dell’interesse degli studiosi e sottoposta a restauri. Il pittore, costretto ad abitare a Palombara per motivi di salute del figlio, riscoprì l’abbazia durante le sue esplorazioni dei dintorni. Iniziò a studiarla e smuovendo gli ambienti culturali romani, riuscì a farla dichiarare monumento nazionale nel 1900. Nel 1969 incomincia la fase più recente dell’Argentella quando vi si insediò la Fraternità dei Santi Nicola e Sergio che ha gestito il complesso monastico fino agli inizi del 2020 quando, per interessamento del vescovo Ernesto Mandara, veniva affidato direttamente alla Diocesi di Sabina – Poggio Mirteto. Oggi, l’Abbazia di San Giovanni in Argentella non è solo un monumento nazionale, ma un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. Camminando tra le sue navate, si percepisce ancora l’eco dei canti gregoriani e il ritmo lento della vita monastica, in un equilibrio perfetto tra l'eredità dell'antica Roma e la spiritualità del Medioevo.