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Alle pendici del Monte Pendente, nel territorio di Scandriglia, sorge l'abbazia di San Salvatore Minore, uno dei più grandi e importanti complessi monastici della Sabina. La sua storia ha inizio nel X secolo, quando fu fondata dal riformatore san Domenico di Sora, su commissione del marchese Uberto; quest'ultimo, esponente della famiglia dei Crescenzi, volle l'edificazione del monastero per espiare i propri delitti, vedendo nel Santo non solo una guida religiosa ma anche un eccellente amministratore dei beni fondiari. Domenico di Sora, che ricevette i voti nel vicino monastero di Santa Maria di Petra Demone, iniziò proprio da qui la sua riforma monastica. Nel 1083 il monastero fu ceduto alla potente abbazia di Farfa, legando indissolubilmente il proprio destino alla giurisdizione farfense per i secoli successivi. Nonostante il prestigio, l'abbazia conobbe fasi di profonda decadenza spirituale, tanto che nel 1373 Papa Gregorio XI dovette inviare l'abate di San Lorenzo fuori le Mura per tentare una riforma. Il declino si accentuò con l'istituzione dell'abate commendatario, figura nobile a cui era affidato il patrimonio, portando infine papa Alessandro VI a sopprimere la "dignità abbaziale" nel 1497. Abbandonato dai monaci, l'edificio fu inizialmente utilizzato come fattoria per la mensa di Farfa, ma successivamente venne ingrandito e restaurato per diventare un luogo di villeggiatura dove i monaci farfensi soggiornavano per tre mesi all'anno. Architettonicamente, il complesso presenta una semplice struttura romanica a pianta rettangolare con due cortili: uno interno e uno esterno. Gli spazi erano organizzati con officine e laboratori al piano terra, mentre il piano superiore ospitava gli alloggi dei religiosi. La chiesa interna, un tempo ricca di arredi in legno e marmo, disponeva di tre altari. Oggi questo monumento è di proprietà privata e rimane raggiungibile esclusivamente a piedi, offrendo ai visitatori un viaggio nel tempo tra fede e natura incontaminata.

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