L’abbazia di Farfa rappresenta uno dei monumenti religiosi più insigni e affascinanti del Medioevo europeo e deve il suo nome all'omonimo fiume, il "Farfus" citato da Ovidio. Questo gioiello dell’architettura benedettina vanta origini antichissime, essendo stata fondata originariamente tra il 560 e il 570 dal vescovo Lorenzo Siro sopra i resti di un tempio pagano dedicato alla dea Vacuna. Sebbene devastata dai Longobardi, l'abbazia rinacque nel 680 grazie a Tommaso di Maurienne, il quale, dopo una visione della Vergine Maria, fu spinto a ricostruire la comunità monastica. Durante il periodo carolingio, Farfa divenne una potente abbazia imperiale slegata dal controllo pontificio e posta sotto la diretta protezione di Carlo Magno, che vi soggiornò nell'800 poco prima della sua incoronazione a Roma, e dei suoi successori. Nel suo periodo di massimo splendore, l'abbazia fu una potenza economica e politica tale da possedere oltre 600 tra chiese e monasteri, 132 castelli, centinaia di villaggi in tutta l'Italia centrale e un porto con una nave mercantile. Nonostante il terribile saccheggio e l'incendio per mano dei Saraceni nell'898, il complesso conobbe nuove fasi di rinascita, in particolare sotto l'abate Ugo I nell'XI secolo, quando l'abbazia divenne un fervente centro intellettuale grazie al celebre scriptorium e alla creazione di una scrittura caratteristica nota come "romanesca farfense". Visitare oggi questa abbazia significa immergersi in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, ammirando innanzitutto la chiesa di Santa Maria di Farfa, che fonde elementi romanici, rinascimentali e tardo manieristici. Varcato il portale tardo-romanico di Anselmo da Perugia, si viene accolti dalla solennità degli interni, caratterizzati da grandi colonnati e decorazioni a grottesche. L'opera più significativa e imponente è senza dubbio il grande Giudizio Universale dipinto a olio nel 1561 dal fiammingo Dirck Barendsz sulla controfacciata, un capolavoro che cattura lo sguardo con il suo movimento grandioso. Le cappelle laterali custodiscono inoltre pregevoli opere di Orazio Gentileschi e quella che è considerata probabilmente la prima opera di sua figlia Artemisia. Il percorso di visita si snoda poi attraverso i luoghi della vita monastica, come il suggestivo chiostrino longobardo e il grande chiostro rinascimentale del XVI secolo, permettendo di ammirare anche il campanile carolingio, un esempio unico di architettura dell'epoca con le sue caratteristiche lesene. Da non perdere è la Biblioteca Statale, che raccoglie l'eredità culturale farfense con oltre 45.000 volumi, codici miniati medievali e manoscritti di inestimabile valore storico. Oltre le mura monastiche, il visitatore può perdersi tra le viuzze del borgo, dove piccole botteghe artigiane offrono profumi e sapori della tradizione sabina, dall'olio d'oliva ai dolci locali.
Informazioni
- Sito: www.abbaziadifarfa.it
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Orari di apertura
Lunedì – Domenica: 10:00 – 13:00, 15:00 - 17:00 - Indirizzo: Via del Monastero, 1, Fara in Sabina (RI)
- Telefono:0765 277271, 338 6077654 (Ufficio turistico dell’Abbazia)0765 277152 (Ufficio parrocchiale)
- E-mail: turismo@abbaziadifarfa.it
