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Nel cuore della Sabina più autentica, dove la storia si intreccia indissolubilmente con il mito, sorge il borgo di Monteleone Sabino, l'antica Trebula Mutuesca, custode della memoria di santa Vittoria, una giovane nobile romana nata intorno al 230 d.C. che scelse di consacrare la propria vita a Cristo rifiutando le nozze con il pretendente Eugenio. La leggenda, che riecheggia tra i boschi e le pietre millenarie, narra che Vittoria fu esiliata proprio in queste terre sabine dove un orribile drago, annidato in una grotta, terrorizzava la popolazione con il suo alito pestifero capace di seminare morte tra uomini e animali. Con la sola forza della fede e della preghiera, la giovane riuscì a scacciare la mostruosa creatura, un episodio che i posteri hanno interpretato come la vittoria splendente del cristianesimo sulle tenebre del paganesimo, simboleggiato forse dal locale culto della dea Angizia, spesso raffigurata circondata da serpenti. Dopo questo prodigio e la conversione in massa della comunità, Vittoria fondò un oratorio dove raccolse oltre sessanta giovani discepole, ma il suo cammino terreno si interruppe tragicamente nel 253 d.C. quando, per essersi rifiutata di adorare la dea Diana davanti al commissario Taliarco, fu martirizzata con un colpo di pugnale. Oggi, il viaggiatore che si avventura in questo luogo magico può ammirare il Santuario di Santa Vittoria, un gioiello del romanico laziale edificato su un terrazzamento artificiale proprio sopra la spelonca del drago, dove la santa fu inizialmente sepolta. La facciata della chiesa, rivestita in pietra e marmo bianco, colpisce per il sapiente reimpiego di preziosi frammenti romani, tra cui spiccano un fiero rilievo di leone, un volto stilizzato del sole (Helios) e un portale finemente decorato a girali d'acanto dominato dall'immagine dell'Agnus Dei. Varcata la soglia, l'interno rivela tre navate irregolari dove la storia si respira in ogni angolo: dalle possenti colonne scanalate di spoglio che sorreggono le arcate di destra al pozzo sacro situato nella navata centrale, le cui acque sono da sempre legate alla devozione popolare e al ricordo del miracolo della santa. Ma il cuore più segreto e mistico del santuario si trova nel sottosuolo, dove una stretta porticina conduce alle catacombe, un labirinto di circa 40 metri scavato con irregolarità nella roccia brecciosa locale. Qui, in un suggestivo spazio iniziale, è collocato un sarcofago romano strigilato in marmo bianco che, secondo la tradizione, accolse le spoglie della martire prima della loro traslazione, sormontato da un'iscrizione che invita il fedele a prostrarsi nel luogo dove stettero le sue ossa. Perdersi tra questi cunicoli e ammirare i rudimentali affreschi che ritraggono il sacrificio di Vittoria significa fare un salto indietro nel tempo, in un luogo dove il coraggio di una fanciulla e la sconfitta del drago continuano a vivere nella pietra.

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  • Attualmente chiusa per restauro.
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